La rabbia dell’Italia senza ADSL: “La banda larga sia un diritto”

0
19

da Repubblica:

Giunte oltre 2.000 mail. Le testimonianze di chi vive ancora sulla sua pelle il Digital Divide. “Internet veloce ci serve per lavorare”

di DANIELE VULPI

ROMA – Eccoli, gli esclusi dalla banda larga. Una minoranza, tutt’altro che silenziosa, espressione suo malgrado del digital-divide italiano. A loro, almeno per adesso, è preclusa la possibilità di navigare ad alta velocità, sia con l’Adsl che con la fibra. Colpa delle centrali telefoniche obsolete (circa 6.000 su 10.400) che pian piano vanno aggiornandosi anche se – va detto – questo avviene soltanto dove l’investimento è commisurato alla spesa. Così succede che al di là dello steccato imposto dalle regole del business restino in tanti. Troppi. Cittadini che si definiscono di serie B e che per navigare devono accontentarsi dei 56k del modem analogico o rivolgersi al satellite o sperare che dalle sperimentazioni il WiMax (un super wireless in grado di coprire fino a 10 km) passi finalmente alla fase operativa. Solo allora, forse…

Intanto protestano, evidenziano situazioni paradossali, raccolgono firme, cercano soluzioni. E’ bastato chiedere loro di raccontare questo disagio a Repubblica.it che sono arrivate in pochi giorni circa 2.000 e-mail. Testimonianze che giungono non solo – come sarebbe facile immaginare – dai paesini sperduti tra le montagne o in zone comunque ai margini del flusso della banda larga, ma anche da “zone d’ombra” presenti in grandi città. Anche lì la multimedialità il telelavoro e l’e-commerce sono solo un sogno.

Racconta Alessandro, dalla Bufalotta, quartiere periferico di Roma: “Sono un informatico, la banda larga mi serve per lavorare. Non mi resta che organizzare una raccolta di firme”. Stesso discorso per Massimo di Firenze: “Abito in una zona centrale, Via Laura, ho fatto richiesta a tutti i gestori ma evidentemente non sono riuscito a fare massa critica per ottenere qualcosa. E’ snervante stare collegati tre ore per un normale aggiornamento antivirus”.

Alberto, dal quartiere romano di Colle Prenestino, ci scrive: “Niente da fare: siamo serviti da un apparato Mux moltiplicatore di linee che è incompatibile con la tecnologia Adsl. E restiamo digital-divisi”. Il Mux blocca anche Gianfranco e i suoi vicini, da Sestri Ponente, una delle zone più popolose di Genova, che la prende con ironia: “La mia fortuna è che risiedo nel centro dell’hi-tech genovese… altrimenti sarei al telegrafo”.

Matteo senza Adsl a Campo Marzio, la parte del centro storico vicina a Piazza del Popolo, dice che “è uno scandalo”. Paola, da Casal Monastero, vicino al grande raccordo anulare di Roma: “Abbiamo fatto raccolte di firme ma niente da fare. Ma perché? Noi paghiamo le tasse come i quartieri vicini. Perché dobbiamo essere discriminati? Andrea, da Lunghezza, (Roma), sottolinea: “Abbiamo negozi, uffici, banche, assicurazioni che crescono a più non posso ma non possiamo avere l’Adsl. Ma per le attività commerciali il tempo reale non è tutto? Mah…”

Persino nella “Siena cablata” ci sono dei casi limite: Claudio spiega che nella sua zona – la parte sud della città toscana – “la banda larga è solo un miraggio. Manca poco per aggiornare la centralina. Intanto continuiamo a navigare a nuoto (col modem) speriamo di non affogare”. Altro senese, stessa storia: “Vivo in periferia – dice Paolo – non siamo coperti dalla banda larga perché dicono che non c’è abbastanza utenza e i costi superano i guadagni: lungo i tre chilometri che mi separano dal centro cittadino (tutto in fibra ottica) sono stati stesi dei tubi per il prolungamento della fibra anche in periferia: è da un anno che nei tubi passa solo l’acqua della fibra nessuna traccia”

“Il bello – racconta Niccolo da Firenze – è che veniamo regolarmente contattati dagli operatori delle varie Telecom i quali ci chiedono se siamo interessanti all’adsl. Certo che sì. Poi ci richiamano per avvisarci che la zona non è ancora raggiunta. Una volta mi hanno addirittura installato una loro placca in casa. E’ ancora lì. Inutilizzata”. Amareggiato Piero: “Corticella è un quartiere di Bologna ma siamo meno connessi di un paesino di montagna”.

Antonio, da Firenze si augura che qualcosa cambi presto: “Mi hanno spiegato che adeguare la centrale ha un costo troppo elevato rispetto al minimo ritorno economico. Quindi niente. Spero che il prossimo governo si renda conto dell’importanza dei sevizi internet e provvveda a colmare questa disparità tra noi cittadini”.

“La mia casa è distante appena 2 km dal centro storico”, racconta Alessandro da Ravenna. “Quando avremo l’Adsl? La gentile centralinista ci ha risposto ‘molto probabilmente mai’. Tutta colpa del fatto che la nostra zone è sotto un apparato multiplex”. A me, dice Fabrizio dal quartiere romano di Casal Fattoria, sulla Laurentina, “hanno detto che la linea veloce non è nemmeno in previsione e che faccio prima a cambiar casa”.

Proteste da uno studio grafico di Venezia: “A maggio apro uno studio, in una città considerata ‘laboratorio’ dove il cablaggio a banda larga è realtà. Arrivano i tecnici e dopo averci installato il telefono chiediamo loro dell’Adsl: ‘Mi dispiace, ma tutte le linee della vostra zona sono occupate’. Capito?”

“Non è possibile – chiude Roberto da Bari – che nel quartiere Japigia (a due passi dal centro) non si possa avere un servizio che ormai dovrebbe rientrare a far parte dei diritti di ogni cittadino. Il bello è che sotto casa c’è un manifesto pubblicitario raffigurante Berlusconi, il cui slogan è: inglese e internet, l’Italia cresce’ …. ma figurati!”

Media voto: 3.00 su 5.00